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Verona, 25 gennaio 2016. - di Paolo Danieli*

O lo fermi qui, o non lo fermi più. Renzi, l'ha buttata giù dura. O al referendum confermativo di ottobre passa la riforma costituzionale che si è fatto su misura o se ne va. E non solo dal governo, ma dalla politica.

L'uomo messo lì, non dalla provvidenza ma dalla finanza internazionale senza aver preso un voto, cerca la legittimazione attraverso una scorciatoia: il referendum che dovrà confermare o abrogare la riforma della Costituzione che lui ha fatto approvare dal Parlamento.

Un Parlamento, è bene ricordarlo, delegittimato dalla Corte Costituzionale.

Dichiarando incostituzionale il "Porcellum", la legge elettorale con la quale sono stati eletti senatori e deputati, di fatto la Consulta intacca, almeno per la quota oggetto della sentenza, anche la legittimità di quella maggioranza che ha approvato la riforma Renzi.

Maggioranza oltre tutto formata, almeno a palazzo Madama, da senatori (Ncd, verdiniani e tosiani) eletti nel centrodestra e passati col centrosinistra. Tutto ciò sarà anche legale, dato che non c'è il vincolo di mandato, ma è inaccettabile che una riforma della Costituzione, che è la carta fondamentale di tutti gli italiani, sia frutto di una forzatura anziché di una sintesi seguita ad un libero dibattito fra le varie componenti del paese.

La Costituzione scritta nel 1947, la si condivida o no, è stata scritta, dopo un confronto approfondito fra cattolici, comunisti, socialisti e liberali, per dare delle regole condivise che fossero la base per il vivere democratico.

Renzi invece pretende di cambiarla più che con un processo dialettico, con un colpo di mano.

In quello che fa c'è ben poco di democrazia, e quindi di rispetto della volontà popolare.

Imposto al governo del Paese senza essere stato eletto, si è fatto una legge elettorale ed una riforma costituzionale su misura. Insomma prima si fa le regole del gioco e poi scende in campo a giocare la partita.

Lui se ne rende conto di aver bisogno di una legittimazione prima del 2018, scadenza della legislatura. Di qui l'ultima forzatura: o al referendum confermativo la mia riforma viene approvata o me ne vado.

Un'occasione unica per mandarlo a casa.

* già senatore della repubblica - Lettera Numero: 615

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