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“Armiamoci e partite”

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Roma, 8 marzo 2016. - di Arcangelo D'Ambrosio*

E' l'ennesima volta che la politica italiana si ispira al clichè dei magliari. Prima, tutti d'accordo nel chiedere anche la guida dell'intervento in Libia, poi dopo il "diluvio" delle dichiarazioni di generali, esperti e finanche dell'ex premier Prodi e via dicendo, la classica marcia indietro per disconoscere la paternità di quanto affermato il giorno prima.

A parte il fatto che l'intervento, sul territorio, in Libia non è sentito dalla stragrande maggioranza degli italiani, fatto è che non si può contrabbandare una operazione di guerra, su cui deve, a nostro parere, necessariamente pronunciarsi il Parlamento ai sensi dell'art, 78 della Costituzione, per una operazione di mantenimento della pace.

Non ci piove! Si tratta di guerra e ogni cavillo giuridico o pronunciamento dei soliti giuristi di regime, non reggerebbe all'evidenza.
Una volta, alle operazioni di guerra partecipavano, sia il Presidente del Consiglio, sia tutti i Ministri e Sottosegretari di Stato, i loro figli e parenti.

Oggi, vorremmo sapere, su 44 persone presenti nell'esecutivo, di cui solo 10 hanno indossato la divisa, mentre gli altri-per una pioggia di impedimenti- sono rimasti a casa, chi andrebbe con la truppa italiana alle azioni in Libia?

Per svolgere questo tema, ci faremo aiutare dai politici.

* Segretario Generale Dirstat

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