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Referendum e pensioni: qui il Governo rischia

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Monselice, 4 maggio 2016. - di Adalberto de' Bartolomeis

La riforma della Costituzione con un Senato di "parrucconi". E ancora, calci nei denti ai pensionati

Due situazioni spinose, due problematiche non di poco conto: il voto referendale, se sarà un "si" o se sarà un "no", a ottobre sulla "riforma" del Senato e l' ornai controverso, spinoso, caso pensioni.

Per il primo tutt'ora non se ne parla, o se si fanno accenni, sono talmente sfuggenti che sfumano, come se fosse troppo prematuro informare come si deve e per bene gli elettori, per una riforma, a mio avviso, piuttosto cervellotica: troppo complicata pechè un comunissimo cittadino sia atto a recepire così bene il meccanismo, per dire, sicuramente, "ho capito"... Non mi sorprenderei se per partigianeria o, diciamo, per "automatismo", così, meccanicamente, senza proprio porsi il problema, non pensare affatto, entri, poi, nell' urna e dica "si" alla riforma, non avendo però compreso che la riforma della Camera del Senato presenta non poche incongruenze, a mio parere.

Un sindaco o un consigliere di regione che diventa un senatore, per l'occorrenza di seduta e in automatico percepisce l'indennità e l'immunità parlamentare la vedo un po' strana la cosa. Oserei dire che strida molto su chi, collega consigliere, vede il neo-nominato "Senatur" andare e tornare da Roma. Sì perchè un centinaio di senatori, con competenze limitate, questa è in sintesi l' obiettivo della riforma sul Senato, sposerebbe, forse, qualche tesi di un partito noto, la Lega Nord con il suo pallino del federalismo. Non ci andrei molto lontano...

Chissà che questo sia il punto di forza di Matteo Renzi. Il sistema bicamerale in questa Nazione è impossibile smantellarlo. Senza che entri nei noti criteri dell' attuale procedura di legiferazione, lunga, attesa, disattesa, spesso, politicamente, puntualmente, bastian contraria, tra una Camera e l' altra, questo Senato della Repubblica resisterebbe sempre, a vantaggio del bicameralismo, con un numero minore di senatori. Tutto ciò, forse, perchè vanta una tradizione storica che trae origine dallo Statuto Albertino! Chissà: sarà così?

Quanto alle pensioni c'è un buco, una voragine da colmare, dove anche eccellentissimi costituzionalisti in Consulta hanno eccepito un'incostituzionalità nel reiterare un blocco delle rivalutazioni di trattamenti economici pensionistici e di servizio, quest'utimi, per i dipendenti pubblici, nonostante il governo continui sempre a giustificarsi, dal Salva-Italia di Monti del 2011 che "bisogna aggiustare i conti pubblici, ce lo chiede l' Europa".

Si parla di violazioni di articoli costituzionali, per cui l' Esecutivo dovrebbe rimborsare mancate rivalutazioni in un un blocco che dura oltre cinque anni. Un buco di svariati miliardi di euro, in cui, sempre il governo pare abbia parzialmente tamponato, escludendo chi vanta una pensione oltre i 3.200 euro lordi. Loro no, sono "ricchi". La risposta non è tardata ad arrivare: "di più non si poteva fare: ce lo imponeva la solita Europa". La vedo critica la situazione: più che altro per i quattrini alla gente ed i ricorsi, tanti che cominceranno a presentarsi a valanga! In dialetto romanesco si usa dire: "iea farà er dottò? No, no... no iea farà, no iea farà...!"

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