"Il Riformista"

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Monselice, 12 maggio 2016. - di Adalberto de' Bartolomeis

Le unioni civili sono passate e così, con obiettività, l' Italia avrebbe fatto un salto di recupero, da "ancien regime" ad una posizione paritetica a ben 28 Paesi europei che da tempo ce l' hanno questa legge nei loro ordinamenti. Mancano le adozioni ( step-child), cosa, credo, forse, molto ardua che questo governo o i successivi riescano ad ottenerla, in uno Stato dove il Vaticano influenza, "indirizza", condiziona, si insinua, interferisce, da sempre, direttamente sulle attività di governo e poi sulla società. Dal 2013, non riconosciuto direttamente nelle sezioni elettorali, ma messo lì, questo Esecutivo, per sola volontà politica, per mano dell' attuale "Premier" costui ha puntato tutta la sua carriera politica sulle riforme.

Di fatto, non ideologicamente, ha smosso situazioni di stallo di governi instabili, le cui lentezze sulle attività legislative, puntualmente, li portavano, a cadere. Questo giovane quarantunenne ricorda un po' un piccolo De Gaulle, per una postura accostabile ad un' espressione di "Grandeur", ad un Craxi, per la sicurezza nelle parole e forse, anche, passi, ad un Mussolini, per un altro accenno di autorevolezza, sempre per un''impostazione oratoria di uomo che apparirebbe determinato.

Di fatto, ad onore di risultati, in quasi tre anni, ricordo la reintroduzione del "falso in bilancio", le legge elettorale (Unicum), la riforma sul lavoro, il cosiddetto "jobs act", la riforma sulla scuola (maggiori poteri a presidi, eccetera), il "bonus" culturale, fiscale a favore dell' arte e delle opere ad essa legate, da parte di privati che, sovvenzionandola, sembra, ricevano sgravi fiscali. Solo per elencare ciò che francamente ha smosso lui, mentre altri no. Lui si vanta, appunto, che le riforme sono possibili se le regole del gioco politico cambiano. Pertanto, a prescindere da chi, per definizione ed a priori sa soltanto dire no a tutto, facendo, a mio avviso, un' opposizione facile, l' Italia si trova sempre a dei bivi, quando si tratta di referendum, se dire "si" o se dire "no", i cui esiti segnano ovviamente una direzione degli eventi. In questo caso, per quanto riguarda l'appuntamento di ottobre, la riforma del Senato prevede un ridimensonamento dei suoi componenti ed una conseguente riduzione dei suoi poteri legislativi. In definitiva, dovrebbe risultare meno farraginoso l' iter di approvazione delle leggi che non rimbalzerebbeo più da una Camera all'altra del Parlamento. Finora il primo ministro sembra avere il sopravvento e stando ai sondaggi i favorevoli potrebbero essere più del 50%, salvo che non ci siano ulteriori arresti vari di politici della sua area, per problemi di giustizia.