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Minacciano di andarsene

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Trento, 23 maggio 2016. - di Guerrino Soini

Prima Renzi poi la Boschi hanno avuto modo di dichiarare che un no, come risultato finale del Referendum di ottobre sulle Riforme Costituzionali, avrebbe provocato il loro allontanamento dalla politica; ad un certo punto Renzi si è accorto della stupidaggine di tale asserzione ed ha cercato di metterci una pezza rettificando il tiro ed asserendo che il referendum non andava personalizzato né tantomeno politicizzato: mi sembra di poter asserire che tale affermazione andava rivolta più a se stesso che ad altri ma tant'è, il fiorentino ci ha abituati a capriole di ogni genere e non sarà certamente questa a toglierci il sonno.

Mi pare anche di poter asserire che questi due hanno fatto più danni all'Italia di tutti i governi precedenti, dal dopoguerra ad oggi: non tanto per i provvedimenti che, gira gira, son sempre gli stessi e si risolvono nell'impoverire i poveri ingrassando banche e lobbies, ma per il totale azzeramento della credibilità politica di questa classe dirigente che è andata molto più in basso di quanto mai raggiunto dal puttaniere più famoso d'Italia.

Personalizzazione o meno questo referendum è l'unica arma che è rimasta in mano ai cittadini, non tanto per togliersi di torno Renzi e compagnia (cosa peraltro più che auspicabile), ma per salvaguardare l'assetto democratico del nostro Paese che questa riforma, assieme alla nuova legge elettorale, rende più simile ad un totalitarismo piuttosto che ad una democrazia compiuta.

Ad avvalorare questa tesi concorrono anche i forti limiti imposti all'editoria che si configurano nell'eliminazione di personaggi " scomodi " dalle testate dove il potere centrale ha possibilità d'intervento. Vediamo allora un conduttore, sicuramente non renziano, epurato in nome di una non meglio precisata nuova modalità espressiva (Porro, ex conduttore di Virus), vediamo anche un Direttore di giornale (Sallusti) esautorato, fino ad ieri a capo di una testata chiaramente schierata a destra e silurato da un editore, amico personale di Renzi, che allo stesso non ha negato un "aiutino" riesumando un Feltri sicuramente più morbido e meglio allineato ai desideri del "Capo".

I due, dicevo, minacciano di andarsene se il referendum non va come dicono loro, per quanto mi riguarda si possono accomodare e sono sicuro che nessuno li rimpiangerà, nemmeno buona parte della loro stessa area di appartenenza. Troppa arroganza ed un pressapochismo da dilettanti hanno caratterizzato la loro azione, uniti, in sovrappiù, ad una malsana vicinanza con interessi dell'ambiente bancario che hanno fatto storcere più di un naso nell'italico Paese. Se ne vadano dunque e si ridia la parola al popolo, il quale se non si dà una regolata urgente, finisce schiavo delle germaniche brame e non è davvero ciò che auspico per l'Italia che vorrei.

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