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I politici sono sempre gli stessi

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Fuori dalle BalleMonselice, 23 febbraio 2018. - di Adalberto de' Bartolomeis

È prodromico perché si preannuncia come una malattia, mentre invece è sempre più una strana campagna elettorale, fatta, ormai, sul mediatico, un po' ancora nelle piazze, qualche rimasuglio di incompresi, un pugno di persone isolate, quando la televisione, le radio, dalla mattina presto fino alle ore del sonnambulismo, presentano sempre, puntualmente, chi! I "soliti noti".

Coloro che si auto censiscono "leader"di partiti, di movimenti, sempre più curiosi, più "creativi" nei loro simboli e nelle parole che vorrebbero tuonare ad effetto, essere incisive ... mah.. per una campagna elettorale atta a confermare il divenire di una rappresentatività parlamentare, però, sempre meno acculturata ed altrettanto sempre meno vicina ai problemi della gente. L'elettore, che ha voltato pagina dal 1946, quando ha deciso di eleggerli questi politici, in nome di una sovranità costituzionale, di fatto è sovrano della sola matita che prende in mano per decidere se votare o annullare la scheda.

Se poi resta a casa qualcuno potrebbe pensare che sta diventando, in proprio, sempre più sovrano, di quest'altra scelta, visto l'andazzo di una rappresentatività che promette prima, stila programmi, più o meno uguali, sottoscrive come qualcun altro persiste nel fare, firmando "contratti con gli elettori" e poi e poi, sarà come morire...come dice una certa canzone. Difatti è così: si va verso la morte di una società, una società che, vantando, a torto, di essere progredita e molto competitiva, in un mondo, infelicemente globalizzato, ma pur sempre occidentale, presenta molti, troppi aspetti negativi.

La politica, intanto, promette, s'impegna, rassicura, ma fuori di lei esistono talmente tante discariche di problemi che, ammucchiate, stanno diventando montagne. Basta pensare ad un'economia che gira male, o meglio non gira affatto. Le imprese, dalle piccole alle più grandi, a quelle più conosciute, sono talmente pressate da situazioni fiscali che non riescono più a produrre e così o chiudono i battenti o accettano, forse, slealmente da parte della concorrenza di altri Stati, di delocalizzarsi, senza tenere conto che i propri dipendenti non sono sempre disposti a trasferirsi e così vengono messi fuori dal cancello, dove o s'incatenano o, peggio, si ammazzano, anche insieme al proprio datore di lavoro. In questo scenario da bolgia dantesca il politico che fa?

Strilla, fa la sua sceneggiata, facendo finta di scandalizzarsi, di dispiacersi e poi, puntualmente, tante chiacchiere ed un nulla di fatto. Fa solo finta di preoccuparsi, ma di fatto, resta lontano da questa terrificante realtà, sempre più pervasiva. I nostri governi malandati ripetono fino all'esaurimento che il problema numero uno è e resta il lavoro, ma in concreto fanno solo, TUTTI, un gran fumo di paglia.

Non sono capaci di aiutare le imprese a far sì che la produttività vada, scorra, cammini, s'incrementi. Mantengono solo in piedi una burocrazia penosa ed avvilente, una giustizia civile che grida vendetta, ma nel frattempo alimentano un debito pubblico mostruoso, la cui crescita è vertiginosa. I partiti, soliti e meno soliti, perché nuovi, ovviamente, impegnati in una sempre più strampalata campagna elettorale, promettono mare e monti, soldi di qua, soldi di là, senza avere in tasca un euro. Purtroppo siamo di fronte ad un gruppo di concittadini irresponsabili, che pur di strappare un voto in più non esitano a raccontare tante di quelle balle ad un elettorato stanco, rintronato, incredulo, ma soprattutto sempre più disgustato.

Sono anni che sentiamo sempre gli stessi, "i soliti noti", i soliti tromboni, i quali cianciano la riduzione della spesa, promettono lavoro per tutti ed intanto ci sono due fronti di emigrazione, quella che proviene dall'estero e quella interna che, quest'ultima, anch'essa, fugge per disperazione. I disoccupati si aggiungono, affollati, agli indigenti, allo schiacciante e reprimente termine di clochard, ai senza tetto, a coloro che si trovano, non per colpa loro, ai margini della dignità. Qui non è più questione di destra, centro o sinistra. Loro si sentono amministratori senza sapere che non saprebbero amministrare una famiglia, sicuramente la loro, per un abnorme reddito che hanno, sproporzionato alle loro non fatiche, ma figurarsi se sono capaci di sapere amministrare uno Stato come si deve! Non sono all'altezza di guidare un Paese che loro stessi hanno contribuito a renderlo sempre più sgangherato.

Vivacchiano in un Parlamento e nei ministeri con lo spirito del piccolo impiegato che non vede l'ora di di tirare lo stipendio a fine mese, quello modesto però, non certamente quello del deputato o senatore. In definitiva non potrei dire che non sono dei grandi incompetenti, con sempre meno cultura e allo sbaraglio pieno, perché altro non sanno fare che votare leggi assurde, aggiungendo altrettanto norme, emendamenti forvianti, trascurando così le necessità impellenti di un popolo.

Esempi clamorosi: non affrontano, appunto, le realtà di uno schianto economico che impoverisce sempre di più una Nazione. Non riescono ad affrontare le problematiche della legittima difesa, non sono capaci di accettare che un malato terminale può liberarsi da quello che, malridotto, risulta ancora essere il suo corpo, impedendogli così di dire ciao a questa Terra; non riescono ad essere stabili con una vera riduzione delle imposte; non si trova riscontro sul contenimento della spesa pubblica; la riforma del sistema giudiziario risulta essere una tragedia, così come la giustizia ha diverse velocità: è molto modulare e va a troppe interpretazioni. Diventa un'ingiustizia. La sanità pubblica è un groviglio, ma così come si può andare avanti?

Come si può avere fiducia di questa gente, che peraltro altro non sanno e fanno che litigare e querelarsi addosso per ogni cosa? Abbiamo una Nazione purtroppo così scassata che è nelle mani di avventurieri, opportunisti, senza Patria! Coloro che li hanno preceduti, morti, io credo che si rivolterebbero nella tomba. Ma verrà un giorno, non molto lontano, temo, che quando costoro, eletti e rieletti, non ce la faranno più, andremo tutti a remengo, dopodiché ci sarà solo da piangere, ma sarà altrettanto tardi. Che triste analisi: una proiezione che è già realtà odierna!

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