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18 aprile 1948 - 18 aprile 2018

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18 aprile 1948Monselice, 18 aprile 2018. - di Adalberto de' Bartolomeis

Oggi, settanta anni fa, l'Italia era un Paese libero. Il 18 aprile 1948 gli italiani di allora votarono sapendo che erano ad un bivio: o la libertà o il totalitarismo comunista. Erano scelte drammatiche, ma consapevoli di riportare l'Italia a chissà quali restrizioni e o oppressioni di regime, un altro totalitario, seppure vincitore già ancora sulla scena di Yalta.

Quindi votare per il libero mercato o la collettivizzazione, per l'individuo o per il goulag. Democrazia Cristiana o Fronte Popolare tra comunisti, stalinisti, socialismo internazionale, eccetera. Vinse per nostra fortuna lo scudo crociato "Libertas"non come simbolo, ma come pratica di vita. Settanta anni fa gli italiani decisero di votare per un modello di civiltà a cui un' Italia dilaniata dalla guerra, con 3 milioni e 700 mila iscritti nelle liste comunali dei poveri doveva guardare ed attendere gli eventi. Pertanto, decidere se stare con l'Occidente o il Comunismo fu una scelta che la dobbiamo, oggi, al popolo di allora, alla gente semplice, agli umili, ai parrocchiani, ai villici.

A mio parere il 18 aprile 1948 dovrebbe essere la seconda festa nazionale dopo la fine di una guerra che divenne pure fratricida. Quindi una festa di libertà. Quella libertà che l'Italia scelse, spiazzando il Paese in due. La DC diventò l'unico argine politico al "pericolo comunista". Quella chiamata alle urne di esattamente 70 anni fa, il 18 aprile 1948 segnò l'assetto della politica italiana per i decenni a venire. Il largo successo della Democrazia Cristiana che uscì dalle urne con il 48,5 per cento dei consensi e parallelamente lo stop alla crescita della sinistra, riunita nel fronte democratico popolare, allineò l'Italia al blocco occidentale, fugando il timore che i comunisti , andando al potere, potessero dare vita ad un modello di Stato socialista, come affermato non troppo tra le righe dai suoi esponenti dell'epoca. In quella tornata elettorale la Dc vide consacrato dal voto dell'elettorato moderato quello che sarebbe stato, di lí alla caduta del Muro di Berlino ed alla fine del comunismo europeo sovietico il suo ruolo riconosciuto di argine al pericolo comunista.

Le votazioni politiche del 1948 misero in soffitta, chiuse a chiavistelli nei bauli quello che poteva sembrare ancora aria da guerra civile latente e pure imminente. Difatti, sui muri di Roma, ma anche in altre zone d'Italia, vi era affisso uno slogan scritto proprio in romanesco, che invitava gli elettori a riflettere: "Ha da venì Baffone!" Baffone sarebbe stato Joseph Stalin, imperatore del comunismo mondiale, atteso dalle masse e da leader di un mondo che non conosceva scismi, ma soltanto soppressione e sparizioni.

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