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Lettera aperta al signor presidente incaricato

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Monselice, 26 maggio 2018. - di Adalberto de' Bartolomeis

Egregio Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, caro dott. Giuseppe Conte, ho ascoltato le sue dichiarazioni, per cui mi auguro che la S.V. si faccia intanto chiamare Presidente e non "Premier" o Cancelliere.

Parlare agli italiani in maniera semplice, lineare e quindi in italiano sobrio è già la prima riforma a costo zero, che porterà i propri frutti. Poi, spero che saprà fare scelte di cui vorrei accennare qualche esempio di cui credo che i miei connazionali condividerebbero, facendomi interprete delle mie e loro attese. Il nostro Paese purtroppo è soggetto a movimenti sismici di continuo, per cui una pianificazione e programmazione preventiva, con opportuni stanziamenti a bilancio, per ricostruire bene si renderebbe obbligatorio per sostenere correttamente i terremotati.

Poi, riqualificare l'edilizia, già che ci siamo, iniziando dalle scuole. Costruire nuove carceri più umane e fare rispettare le sentenze e la loro durata perché è intollerabile che chi delinque offendano la memoria delle vittime che lo sono doppiamente non potendo i loro parenti avere una giustizia corretta. Il doloroso capitolo del lavoro certamente dovrebbe essere la priorità assoluta, come chiede la nostra Costituzione.

Pertanto non dovrebbe diventare il lavoro una sorta di sotterfugio, dove si assiste che a volte non è pagato con dignità, per cui spesso diventa una prestazione con nomi fantasiosi che nascondono, magari, sotto il nome di cooperative qualcos'altro.

Di esempi ce ne sarebbero molti e l'elenco è davvero lungo, per cui concludo che lei Signor Presidente dovrebbe tenere conto soprattutto del parere dei cittadini, visto che li vuole difendere anche come legale, così lei ha dichiarato, per cui faccia attenzione al valore della giustizia e della sicurezza. Un po' più ce lo chiede l'Italia ed un po' meno ce lo chiederà l'Europa.

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