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Lapidare non è umano perseverare è perfido

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Monselice, 20 agosto 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

Cominciamo da nostro Signore, Gesù Cristo e lo scrivo rivendicando il richiamo ad un uomo che, per altri motivi che possano riguardare una fede religiosa, poiché si dichiarò re dei Giudei fu lapidato, torturato e crocifisso.

Prima di lui e dopo di lui tanti fecero una fine orrenda: vennero giudicati, anche senza processi e poi giustiziati. La storia è piena di questi martiri. Oggi non abbiamo certamente un martire, ma virtualmente è come se lo fosse stato. Hanno aspettato con il primo uomo che non la finiva più di accusarlo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, quasi fosse stato costretto a farlo per colpa del suo vice presidente e ministro dell'interno, per scagliarsi contro Matteo Salvini e dirgliene in faccia tutto il fiele che lo animava da 14 mesi di governo.

Questo signore che ho nominato, animato da una passione nata e costruita sui banchi della politica nazionale nella carica più alta del governo, ha anticipato una sfiducia nei suoi confronti rimettendola con astio, vigliaccheria, perché nascosta da tempo, covata e ribollente con un'intera compagine di sinistra ed ha atteso il momento del bivio di un'avventura di governo, nata male, a giugno dell'anno scorso ed ha addossato, o meglio, ha spostato ciò che lui non intendeva assolutamente assumersi come responsabilità in prima persona, a chi? Al suo collaboratore, non un alleato, ma un nemico da odiare, da scaraventarlo con fare da spregio addirittura ad un ludibrio pubblico in un'aula del Senato di questa nostra Repubblica, adoperandosi con parole ben articolate e studiate, contornate da giudizi, appunto, lapidari.

Così è stato, così si è trattato e purtroppo in Italia screditare una persona è una tradizione che potrei farla risalire, la più eclatante, quella del 25 luglio 1943, con la sfiducia a Benito Mussolini. In quel momento c'era però una guerra e le responsabilità erano totalmente diverse da quelle che potevano esserci prima di quel conflitto e soprattutto dopo. Nel dopo le cose sono molto diverse, ma ripeto: è tradizione meschina, nefanda, vergognosa che in questa Nazione a pagare tutte le colpe di una cattiva gestione politica, fatta da più persone e non una sola, sia però sempre una sola: il capro espiatorio di tutti gli errori commessi chi li paga è spesso una persona, artefice e responsabile di soli guai, mai di altre cose fatte bene o tentativi volti in quella direzione.

Si cancellano le buone intenzioni e si elencano solo, a momento "opportuno" ciò che risultano gli errori. Ma chi agisce sbaglia. È chi non agisce che poi si scaglia come sempre avviene! È facile così aspettare il momento conclamante, annunciato, fatidico per lavarsi le mani e scaraventare addosso ad un uomo la sensazione che costui sia il problema numero uno di una politica nazionale che io ritengo invece composta, da tempo, da schizofrenici. Ciò che fa parte del lapidario virtuale, che ho visto oggi in diretta televisiva, é la continuità di un'arte di parole che quando devono smarcare e denigrare una persona sul piano morale e culturale, perché è stato questo che gli è stato addebitato all'on. Matteo Salvini, dal Presidente Giuseppe Conte e poi, a seguire, dai "pilastri" eredi di un'ideologia dannosissima per l'Italia, viene fatto con "cura", ma con livore, con rancore e con odio politico verso la persona. Non ha mai portato niente di buono un atteggiamento del genere e non giova a nessuno far credere che questo comportamento sia quello giusto! Purtroppo covare e nutrire rancore è endemico perché persiste ad annidarsi come germe di un male tra le generazioni.

È incredibile che ciò sia nella natura di un sistema mentale, prima che culturale, pertanto qualsiasi siano nelle prossime settimane o mesi gli effetti, chi può rimetterci non è tanto un politico solo, ma un Paese intero ed il Paese é formato dai suoi cittadini che si trovano ad avere persone non rappresentative o poco, ma quel poco viene soffocato dall'alterigia, dalla presunzione, dall'immodestia e da tutti i vizi che finiscono per lapidare non qualcuno, non uno solo, che viene fatto passare per colpevole grave, ma una società intera.

Lapidare non è umano perseverare è perfido
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