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"Sempre caro mi fu quest'ermo colle"

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...."e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Monselice, 2 febbraio 2022. - di Adalberto de' Bartolomeis

Parafrasando L'Infinito di Giacomo Leopardi ancora alcune frasi continuano così: "mi furono sempre cari questo colle solitario e questa siepe, che esclude la vista...ma sedendo e guardando, al di là di quella siepe io immagino nel pensiero spazi interminabili e silenzi sovrumani e una pace profondissima ... e mi torna in mente l'eterno, e il tempo passato, e il tempo presente e vivo e il suono (della stagione presente).

Così tra questa immensità il mio pensiero si smarrisce: e naufragare in questo mare mi dà piacere".

Insomma è lui, è proprio lui: mi sembra di sentirlo il riciclato Capo dello Stato Sergio Mattarella ispirarsi proprio alle parole del poeta di Recanati, che lette non andrei tanto lontano ad una sua immedesimazione, per come l'uomo è conosciuto e quale ottima interpretazione si possa dare a sentirsi così felice di essere ritornato al Collis Quirinalis, alla Domus Repubblicae, al Quirinale.

Altro che pensieri di fare fagotto, far vedere che si apprestava a prendere casa in affitto ai Parioli, per poi, a mio avviso, interpretare molto sommessamente e compassato ( uno stile ben studiato) tutt'altro: la sua trepidazione nell'attesa di essere rieletto Presidente della Repubblica.

Difatti è più che eloquente l'immediato suo accenno di gioia! Altro che stanchezza o imbarazzo! "Grazie per la fiducia, il dovere di non sottrarmi prevale sulle mie attese". Ha iniziato così il rieletto Capo dello Stato che non facendo alcunché menzione ad un altro lungo settennato da fare, prima ancora di giurare a Montecitorio fa trasparire la sua soddisfazione di non essere andato in pensione e lo dice con queste frasi: "giorni e difficili ed emergenze, le condizioni impongono di non tirarsi indietro alle responsabilità che superano le prospettive personali".

Più chiaro di così quanto fa pensare che non ci ha messo un attimo a potere rifiutare il nuovo mandato e la Costituzione italiana lo prevede pure per come i padri costituenti si siano adoperati a non scrivere nel testo fondamentale un divieto di rieleggibilità. La Costituzione repubblicana vigente dal 1948, all'articolo 85, comma 1, fissa in sette anni la durata del mandato del presidente della Repubblica ( il cosiddetto settennato) che decorre dalla data del giuramento davanti al Parlamento in seduta comune. Il lungo mandato assicura la continuità complessiva dell'ordinamento giuridico, tenendo conto che le legislature durano non più di cinque anni, fatta salva l'ipotesi bellica, per cui con legge, è prorogata la durata delle Camere ( art. 60, comma 2, Cost.).

Ora, quanto è avvenuto al suo predecessore Giorgio Napolitano che anche lui è stato rieletto si potrebbe pensare che si sia arrivati ad una consuetudine e questa volta a non rinunciare un intero mandato di 7 anni che significa farne 14. È come dire che questa Repubblica è come se fosse una Monarchia costituzionale, con un presidente che diventa, questa volta, un sovrano. Ci fu un presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi che fece espressamente una considerazione di natura oggettiva: rilevato che nessuno dei suoi nove predecessori non erano mai stati rieletti lui stesso riteneva che la non rieleggibilità fosse, invece, una consuetudine significativa, in quanto opposta a ciò che Napolitano e Mattarella siano stati di tutt'altro parere.

L'attuale, quest'ultimo, è come l'asso che si piglia tutto! Ciampi invece sosteneva che "era bene non infrangere quella consuetudine", dal momento che il rinnovo di un mandato lungo mal si confaceva alle caratteristiche proprie della forma repubblicana dell'ordinamento.

Oggi accade esattamente l'opposto e quanto più appropriato può essere il richiamo all'Infinito di Leopardi? " Sempre caro mi fu, anzi mi sta ( questa frase la trasformo io) quest'ermo colle" è sostenuto pure dal presidente del consiglio "pro tempore" Mario Draghi che pare fosse salito al Quirinale e confidando con Mattarella gli avesse sussurrato: " se ci resti tu a fare il Presidente allora anch'io resto".

La vedo difficile, a questo punto, con le prossime elezioni politiche nel 2023 intervenire ad abrogare il cosiddetto semestre bianco ed introdurre espressamente il divieto di rieleggibilità, che sarebbero cose buone e giuste, ma per il Paese, la collettività, i cittadini, che non sono sudditi! Purtroppo mi viene da aggiungere e concludere che la politica è l'unica professione che non ha una specifica formazione e allora chi ci mal rappresenta in Parlamento fa quello che vuole, di tutto e di più.

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