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L'autonomia e l'appuntamento elettorale del 4 marzo

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Renata AttoliniTrento, 4 febbraio 2018. - di Renata Attolini*

Il discorso sull'autonomia delle Province del Trentino Alto Adige Südtirol ricorre puntualmente ad ogni importante scadenza. Spesso, ed ancora una volta, assistiamo alle prese di posizione del "centrodestra" contro gli statuti speciali, ritenuti ingiusti, troppo costosi e da superare con un ordinamento statale di tipo federale.

Questo avviene malgrado la modifica del Titolo V della Costituzione, con l'attuale formulazione dell'art. 117 della Costituzione che la legge Boschi/Renzi aveva cercato di scardinare, abbia fornito a tutte le regioni strumenti legislativi e amministrativi prima di esclusiva pertinenza delle regioni a statuto speciale (potestà legislativa esclusiva; autonomia statutaria e finanziaria; possibilità di negoziare con lo Stato particolari forme di autonomia in alcune materie), riducendo almeno in parte la loro particolarità.

Non vogliamo certamente nascondere che nella storia dell'autonomia speciale si siano alternate luci ed ombre:

- a volte interpretata secondo una visione conservativa delle posizioni raggiunte, ha supportato una politica volta a mantenere il consenso elettorale attraverso una distribuzione clientelare, spesso inefficiente, delle risorse a disposizione. Ne è un esempio significativo il farraginoso sistema delle società controllate con il quale la giunta provinciale ha gestito in passato, spesso in perdita, l'attività economica sul territorio;
- l'amministrazione ha spesso vantato la possibilità di gestire i fondi a disposizione per governare il territorio in modo rispettoso delle sue peculiarità. Ma spesso si è trattato di anticipare e sperimentare provvedimenti governativi, come successe in campo scolastico con la riforma Moratti prima e poi con la Buona Scuola, o di farsi carico, con conseguente onere economico, di competenze tipicamente statali sulla gestione del personale di particolari settori. Questo è avvenuto per il personale amministrativo della giustizia ed ha creato un problema di buon funzionamento nel rapporto tra funzione del magistrato incardinata al Ministero e ruolo del funzionario diventato dipendente provinciale.

- osservando il quadro politico di ciascuna di queste regioni, le motivazioni che avevano spinto alla diversa regolamentazione (la spinta indipendentista violenta, le rivendicazioni austriache, la tutela speciale delle minoranze) non esistono più.

Certamente il contesto sociale e culturale è profondamente mutato, da quando si fondarono le regioni autonome. La sempre più pressante esigenza di integrazione multietnica vanifica le considerazioni di pura appartenenza etnica e/o linguistica per il mantenimento della specialità autonomistica. In ottica di integrazione ed inclusione, è ora indispensabile puntare al superamento delle barriere culturali ed economiche che ancora separano le due province, per portare a compimento un processo di integrazione delle due realtà provinciali. Perché, se l'Alto Adige Südtirol deve abbandonare l'idea che il Trentino goda di privilegi che derivano solo dalla sua presenza, dall'altra la nostra provincia deve comprendere che il suo ruolo di ponte tra identità italiana e tedesca è il nucleo della sua specificità e, quindi, un valore che dovrebbe essere curato e affermato anche tra i giovani, per diventare fattore di inclusione in una società multietnica, quella in cui desiderano inserirsi come cittadini del mondo.

Oggi esiste il pericolo che le comunità, sotto l'onda d'urto di una politica economica recessiva, si chiudano nello spazio angusto del richiamo identitario a tutto vantaggio delle politiche xenofobe care alla destra.

E' quindi necessario che l'autonomia, per continuare ad esistere, allarghi i propri orizzonti e si ponga nuovi e più ambiziosi obiettivi:

- diventare veicolo primario di una vera democrazia partecipata, poiché, a livello locale, è più agevole approfondire i bisogni e garantire su questi il flusso costante tra rappresentanze (istituzioni) e partecipazione (collettività);
- assumere un ruolo equilibrante tra le diverse istituzioni, favorendo un sistema in cui, al di là di vecchie distinzioni in livelli gerarchici, ogni richiesta dei territori venga presa in carico e "governata" dal livello istituzionale adeguato, sia esso il Comune, la Provincia, la Regione, ...;
- favorire, al di là delle attuali barriere economiche culturali, processi di integrazione tra le diverse province e con le regioni confinanti, in chiave europea e multietnica, fino alla costituzione di macroregioni, come quella alpina di cui da tempo si sta parlando. La macroregione alpina abbraccia un territorio molto vasto, che comprende ambiti territoriali con profonde differenze nei campi del sociale e della cultura, dell'economica e della governance, ma con caratteristiche orografiche molto simili e quindi con problematiche analoghe; è indispensabile progettare, con gli strumenti propri della democrazia partecipata in un processo costituente autenticamente inclusivo, proposte di collaborazione credibili e fruibili nel breve.

Per concludere ricordo che uno dei fondamenti dell'autonomia che non è cambiato e che continua a motivarla è la lunga tradizione e attitudine all'autogoverno e alle forme di gestione democratiche e dal basso della vita sociale ed economica che caratterizzano il nostro territorio, dagli usi civici alla diffusione della cooperazione e dell'associazionismo

Tutto ciò potrebbe fornire i presupposti per affrontare le sfide future di un'autonomia non più privilegio ma valore aggiunto, ma per farlo sarà necessario rifondare il sistema cooperativistico che è stato piegato alle logiche di mercato, smarrendo la sua funzione originaria, quella di garantire occupazione in una prospettiva preminentemente solidaristica, rispettosa della libertà e dignità dei lavoratori.

*candidata alla Camera nel Collegio di Trento per Liberi e Uguali.

L'autonomia e l'appuntamento elettorale del 4 marzo

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