Una campagna elettorale alla stregua del Pitti e della Fashion Week

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Trento, 7 settembre 2020. - di Gian Piero Robbi*

Egregio Direttore, la politica è per sua stessa natura un fenomeno complesso. Un processo democratico di dialogo, ascolto, consapevolezza, progresso e impegno sociale. O almeno così pensavo. La svolta demagogica che ha appiattito lo slancio culturale della nostra nazione, infatti, si è ormai trasformata in una carnevalesca corsa al consenso. Il sensazionalismo ha intaccato ogni sfera comunicativa: dall'informazione alla politica, dalla campagna elettorale fino al diritto di voto. Sembra quasi che – pur di raccattare vuote approvazioni – sia necessario alzare la voce o fare scalpore.

Come può il cittadino riconoscersi e identificarsi nelle vicende, a tratti grottesche, di questo magro teatrino? In che modo nutrire fiducia e rispetto nei confronti di personaggi da show, paragonabili a una sfilata degna del Pitti o della Fashion Week? Lì arte, estro creativo e talento, qui imbruttimento, miseria e mancanza più totale di impegno civico. In vista delle elezioni, i grandi volti della politica contemporanea si sono impegnati "duramente" nel tentativo di raccattare voti per i rispettivi candidati. Hanno sfilato tra le vie di Trento con t-shirt a tema, spillette e slogan; hanno sollevato bandiere e attirato la folla; hanno continuato a reclamare consensi e applausi scagliandosi contro nemici che – molto spesso – sono frutto di una campagna elettorale studiata a tavolino.

In aggiunta a quanto detto, il backstage della sfilata si avvale della partecipazione di candidati – già in carica per altri ruoli – usati come mero specchietto per le allodole. L'obiettivo? Collezionare voti senza valore, aumentare consensi e gettare nel confuso calderone politico ogni elemento che possa trasmettere un'immagine di attendibilità, sicurezza e lealtà. Al termine dell'evento – durato, nella maggior parte dei casi, poco più di mezz'ora - la folla si disperde: lo spettacolo è finito. Non rimane altro che un impercettibile senso di insoddisfazione, di malcontento e di disordine mentale. Quindi? Chi votare? E soprattutto, perché? Nonostante le luci della popolarità, le frasi ad effetto, le urla e gli schiamazzi (senza dimenticare i selfie scattati con i presenti tra una passerella e l'altra), ci viene da chiedere quale sia lo scopo di questo frastuono. L'intrattenimento, forse?

La politica sta subendo un costante processo di isolamento e di distanziamento. La sua divulgazione è sempre più lontana dal pubblico a cui deve rivolgersi, ovvero dalla comunità di cittadini alla ricerca di risposte, garanzie e risultati tangibili. Non è forse il momento di "appendere il megafono al chiodo" per cercare una via di comunicazione più intima, umana e a misura di individuo? Oppure dobbiamo abituarci costrittivamente al ciclo di conformismo che si ripete in ogni provincia, in ogni capoluogo, in ogni regione? Siamo davvero obbligati ad appiattire la bellezza, la diversità, la potenzialità e la dimensione unica della nostra cara Italia in cambio di slogan standardizzati e momenti di dialogo in cui è impossibile confrontarsi per davvero?

Mi auguro di no. Il risultato – rimanendo in tema – sembrerebbe essere quello di una sfilata di moda le cui collezioni siano tutte uguali, tagliate e cucite allo stesso modo. Non sarebbe meglio, per una volta, accettare il fatto che lo spettacolo debba finire?

*Gian Piero Robbi
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Trento
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