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Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

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Alessandro AndreattaTrento, 31 marzo 2015. - di Alex Boller

Fra poco più di un mese i trentini saranno chiamati alle urne per eleggere la nuova amministrazione di Trento. Ciò che salta agli occhi in questa campagna elettorale è l'inesistente presenza in campo del sindaco uscente (e in tanti si augurano, non rientrante) Alessandro Andreatta.

Con largo anticipo, addirittura in settembre dello scorso anno, la coalizione di centrosinistra aveva annunciato che il prode Andreatta si sarebbe presentato per un nuovo mandato. Avendo lavorato bene, dicono a solo se stessi, sarebbe naturale una sua rinomina.

Ora, come si può leggere tale latitanza? Che sia la certezza di vincere?

Sinceramente credo di sì. La nostra roccaforte rosso crociata (un tempo le roccaforti di definivano scudocrociate o rosse) con stelle alpine al seguito, sembra ancora una volta inattaccabile, tuttavia...

L'aria che si respira non è quella stantia di sempre. La città, la nostra città gravemente malata, sembra irriconoscibile e tante persone ne hanno piene le tasche di una situazione che peggiora di mese in mese, di giorno in giorno.

Non serve fare la lista dei disastri, chi ragiona e guarda con occhi liberi, sa più che bene di cosa parlo e quanti sono.

Se si sfogliasse un quotidiano locale degli anni novanta, quindi di una ventina d'anni fa, si rimarrebbe basiti. La cronaca nera locale bisognava quasi inventarsela. Fortunatamente, dico io.

Nel periodo di qualche anno tutto è cambiato e il cambiamento è stato così repentino che non si riesce quasi di starne al passo.

Siamo rimasti frastornati da una situazione inimmaginabile, cui nessuno di noi era abituato. L'impreparazione alla rapida metamorfosi della nostra piccola e tranquilla realtà, ci ha quasi costretti ad accettare il disastro, incapaci di reagire e alzare la testa.

Non si può negare, comunque, che nelle scorse amministrative il centrodestra si è presentato in modo disordinato, diviso e poco convincente, tuttavia, come accennavo, l'aria è cambiata.

Ci voleva un piccolo grande uomo che, con pacatezza e ragionevolezza, è riuscito ad unire una colazione che di giorno in giorno sembra sempre più convinta delle proprie capacità e potenzialità. E la gente se n'è accorta.

Da inguaribile ottimista quale sono, voglio credere che quei trentini titubanti e vincolati da sciocche logiche ideologiche e di partito che nulla hanno a che fare con una tornata amministrativa, abbiano a cuore il futuro della propria terra.

Il compito di Cia e della sua giunta sarà molto arduo. Vent'anni di " a Trento va tutto bene" sono tanti, ma si può iniziare a cambiare da subito.

Mi auguro con tutto il cuore che Trento torni ad essere la " nostra" Trento. Pulita, tranquilla, sicura e rispettosa delle leggi.

Ricadere nell'errore sarebbe diabolico.

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