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Perché questa volta il centro destra potrebbe conquistare Trento

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Cia e AndreattaTrento, 8 maggio 2015. - di Roberto Conci*

È stata una campagna elettorale difficile, caratterizzata da colpi bassi, episodi di violenza, insulti, che però spesso hanno riguardato settori che con la politica hanno poco a che fare, ma che però sono stati strumentalizzati da una parte e dall'altra a proprio piacimento, laddove potevano creare nuovi serbatoi di possibili voti.

Trento è silenziosa, lo è ormai da anni, consapevole e pronta per un cambiamento politico, ma anche tranquilla in caso continuità. Ma fra molti cittadini trentini si fa largo un pensiero comune, cioè che chiunque governerà Trento, questa volta dovrà essere meritevole di farlo grazie alle proprie competenze e che lo dovrà fare in modo equo e giusto verso tutti evitando di creare pericolose spaccature sociali e cittadini di serie B, cosa che purtroppo oggi è piuttosto evidente.

Ma non si può nascondere che sia stata anche una campagna diversa dal solito, per nulla boccheggiante, ma frizzante, brillante, e giocata fino in fondo dai contendenti. Molte le novità. L'unione di tutti i partiti del centro destra trentino, che hanno espresso Claudio Cia come loro unico candidato sindaco, ha rappresentato il primo problema per Andreatta, non succedeva da 17 anni, e questo potrebbe essere anche un monito che deve far riflettere il centro sinistra.

In questi anni spesso abbiamo sentito dire, il centro sinistra vince perchè il centro destra non riesce a trovare la quadra, ebbene ora non ci potranno essere alibi in caso di sconfitta.

Ma le varianti che potrebbero portare ad un risultato clamoroso sono innumerevoli. Il partito del «non voto» potrebbe essere decisivo in tal senso. Nel capoluogo nel 2000 votò il 74,6%, nel 2005 il 70,1%, nelle ultime comunali poi il crollo al 60,1%. Storicamente sono gli elettori di centro destra che vedono con terrore le urne e preferiscono così andarsene al mare, ma se in cuor loro l'educazione civica improvvisamente prendesse il sopravvento sulle loro menti e nei loro cuori conducendoli nelle cabine elettorali la faccenda per Andreatta si farebbe terribilmente seria.

Altra variante sono gli elettori del Patt che giudicano l'operato del sindaco uscente insufficente e che vivono l'alleanza con il PD con una sorta di «amore e odio» perenne, e un mal di pancia che negli ultimi tempi ritorna spesso. Se gli elettori del Patt faranno i soldatini ed eseguiranno gli ordini di scuderia, Andreatta governerà per un altro mandato, se invece molti franchi tiratori vedranno in Claudio Cia un sindaco in grado di ascoltarli e di difendere la città da orde criminali e bande di spacciatori, tutti sono pronti per il ballottaggio.

Franco Panizza, quale grande uomo politico navigato ha capito il pericolo, per questo ha cominciato a richiamare i propri uomini all'ordine e alla difesa dell'autonomia. Ma forse lo stesso Panizza comincia a capire che il Patt è dalla parte sbagliata e che la convivenza con il Pd significa subalternità e sottomissione, quanto dichiarato solo ieri da Olivi ne è la testimonianza (NdR «ok con l'allenza con il Patt ma siamo noi a dare le carte» - ha dichiarato Olivi). Ma un'altro chiaro segnale che il super senatore autonomista senta l'aria che sta cambiando è nel fatto che subito dopo le elezioni, comunque vadano, presenterà il percorso del nuovo Patt.

Ad Andreatta e al Pd si imputa una mentalità terzomondialista, filoextracomunitaria e troppo buonista che secondo la destra Trento non è per ora in grado di sopportare. Ma il sindaco uscente viene anche ferocemente criticato per i suoi silenzi verso i cittadini, per la mancanza di sensibilità nei confronti di alcune categorie e per la sua cronica mancanza di autorevolezza.

Un altro segnale è stata la grande risposta della città per l'arrivo di Matteo Salvini che è riuscito a portare oltre 1.500 persone in piazza e che stride con la manifestazione del centro sinistra di ieri finita desolatamente vuota.

È vero, il centro destra in questo periodo ha gioco facile, l'attacco dell'Isis, quello dei fratelli musulmani, l'arrivo a migliaia di migranti ormai fuori controllo, i vandalismi dei tifosi olandesi che devastano Roma, i no - global, i no - expo, i no - Tav, gli anarchici che distruggono Milano, i nomadi che scroccano alla nostre spalle, i centri sociali, i criminali, gli spacciatori, i matti che distruggono le chiese, il degrado, la prostituzione e chi più ne ha più ne metta insomma... alla fine pare normale che i cittadini abbiano un certo timore, ed è ancora più normale che siano stufi e una volta tanto dicano; NO - STAVOLTA SI CAMBIA PAGINA.

Al centro destra si dice da mesi, «create un clima di paura, prendete alla pancia la gente», vero, e questo comportamento potrebbe alla fine anche pagare. Ma la sicurezza dei propri cittadini non è un'esclusiva di una sola parte politica, e qualsiasi persona intelligente questo l'ha capito da un pezzo, la cosa che divide i due schieramenti è solo il modo di operare per raggiungerla.

I migranti in Trentino dobbiamo tenerceli, ma non per colpa di Andreatta ma per una legge che ci dice che è così, punto e basta. Solo un cieco però non vedrebbe che anche il popolo trentino comincia ad avere le proprie difficoltà, imprese che chiudono, disoccupazione record, cassaintegrati, disabili lasciati soli, tagli alla sanità, diritti civili spesso calpestati, anziani allo stremo, la classe media che ormai è diventata povera, non sono più un campanello di allarme, ma la realtà con cui destra o sinistra devono subito fare i conti e non con i proverbiali tempi «lumaca» della politica, ma con le tempistiche di un manager che deve portare idee, programmi, pianificazioni, sostenibilità, gestione delle risorse e trovare soluzioni immediate perché ora non c'è più tempo.

Preso atto che i migranti ce li dobbiamo tenere ora è necessario trovare il modo di vivere insieme a loro e come farli diventare delle risorse per la nostra comunità. Ma certo è che, elargire a tutti loro un comodo reddito di garanzia senza avere nulla in cambio spesso danneggia il residente trentino, quindi meglio cercare altre vie in modo che la bilancia trovi il suo equilibrio.

Non credo che i cittadini trentini non dormano la notte perchè 500 migranti vivono sul proprio territorio, sono invece sicuro che i peggiori incubi arrivino dal fatto di essere sicuri che su ognuno di loro ci sono persone disoneste che guadagnano milioni di euro.

Ma il centro sinistra potrebbe trovare delle difficoltà anche per altri motivi, la nascita dell'altra Trento a sinistra, che grazie ad Antonia Romano è riuscita a mettere insieme i gruppi radicali storici della sinistra sposterà di sicuro dei voti verso un movimento che sembra aver recuperato voglia, entusiasmo e motivazioni di un tempo sulla scia della grande vittoria di Tsipras in Grecia. E questo ammettiamolo, è l'altra novità di questa tornata elettorale.

Anche la grande confusione fra Upt e cantiere Dellaiano, sceso in campo all'ultimo secondo con badili, scopazzi e caschetti gialli, non è stata certo una grande strategia, e anzi, potrebbe aver reso vano tutto il lavoro fatto da Donatella Conzatti nell'ultimo anno. Ma Lorenzo Dellai ha capito il grande rischio che l'UPT finisca stritolato nella morsa di PD e Patt, da qui l'esperimento del cantiere, anche se, i ritorni degli uomini politici in Trentino, la storia lo dice, sono sempre falliti anzitempo.

La partita su Trento questa volta il Pd se la dovrà giocare da solo, infatti lo spessore dei candidati messi in campo dai partiti alleati desta qualche perplessità e se poi aggiungiamo che l'arrivo di Matteo Renzi in città oltre a qualche entusiasmo ha creato anche molti malumori ce nè abbastanza per capire che Andreatta stavolta deve pedalare in salita, e lui, lo sanno tutti, non è allenato a farlo.

Ma anche il centro destra ha le sue gatte da pelare e per vincere la partita deve sperare che vada tutto come un filotto. Deve sperare che la Lega Nord salga al 12%, e questo è possibile visto il clima che si respira in città e in Italia. Il Carroccio quando è salito sul territorio nazionale lo ha fatto anche in Trentino, è ipotizzabile quindi che la Lega aumenti, e di molto. C'è anche la sicurezza che Civica Trentina con i suoi 6 consiglieri comunali uscenti e i suoi 3 consiglieri provinciali raccolga un consenso molto ampio nel capoluogo, che sommato con i benefici dell'avere il candidato sindaco espressione del proprio partito la dovrebbe portare a diventare la prima forza del centro destra.

Fratelli D'italia dovrebbe mantenere le proprie posizioni, e la presenza di Giorgia Meloni sul territorio e la politca da sempre vicina alla sicurezza e alla legalità in questo periodo potrebbe pagare. Ma veniamo ai dolori. La scelta di Forza Italia di privarsi di Gabriella Maffioletti è stata azzardata e incomprensibile. L'idea di sostituirla con candidati sconosciuti e troppo giovani e senza esperienza risulterà fallimentare. Se poi a questo aggiungiamo la cronica scelta dei Trentini che alle comunali non votano mai i partiti tradizionali Italiani c'è davvero da pensare che Forza Italia in queste elezioni non inciderà un granchè.

Confusione che regna anche in Progetto Trentino che pare confluirà in un nuovo soggetto politico dalle tinte ancora fosche messo in piedi dal senatore Tarolli. Ci chiediamo: ma c'era bisogno di presentarlo prima delle elezioni? non si poteva attendere qualche giorno in più? della serie; vogliamo farci del male da soli.

La scomparsa di Silvano Grisenti dalla scena politica ha di fatto scritto la parola fine su Progetto Trentino. Grisenti, può piacere o no, era il titolare e proprietario di questa idea, e quindi con lui finisce anche Progetto Trentino. In questo caso nel centro destra saranno Lega Nord e Civica Trentina a reggere il peso nella battaglia delle urne.

La sensazione è che Andreatta possa vincere ai punti, senza superare il 55%, cioè significherebbe avere pochi numeri per governare, oppure che si vada al ballottaggio.

Se si va al ballottaggio per Andreatta potrebbe essere una vera e propria Caporetto. Infatti il 24 maggio non potrebbe contare su nessun sostegno, ne da parte di Antonia Romano, profetiche le sue parole, «piuttosto che votare Andreatta stavolta al mare ci andremo noi», ne tantomeno da parte di Paolo Primon, da sempre ostico verso il sindaco uscente e dei Grillini che storicamente non appoggiano nessuno. L'ultima variante pericolosa per Andreatta in caso di ballottaggio sarebbe il ritorno al voto del partito degli astensionisti, in quel caso la maggior parte voterebbe a destra e i giochi sarebbero fatti.

Ma il grande cambiamento non sarebbe la conquista della città di Trento da parte del centro destra, ma cosa inescherebbe la vittoria a livello provinciale, con gli equilibri del centro sinistra che comincerebbero a vacillare paurosamente sotto i colpi di scelte poco condivise e in alcuni casi forzate.

Ma sarebbe anche la vittoria di Davide contro Golia, di un piccolo grande uomo (mi si permetta l'ossimoro) contro un sindaco fantasma che ha dichiarato solo ieri di essere sempre stato sicuro di vincere. Ma spesso la storia ci insegna che l'umiltà, la tenacia, l'intraprendenza, la partecipazione, la coesione, la pervicacia, messa a disposizione della comunità e dei suoi cittadini porta al successo.

Domenica, nella notte, sapremo se il sasso di Davide è arrivato a destinazione e se i cittadini di Trento vorranno cominciare un nuovo percorso politico e se il piccolo grande uomo sarà testimone e protagonista allo stesso tempo della storia della nostra città.

* Editore de "La Voce del Trentino"

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