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Atalanta - Lazio 0-2

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Trento, 24 ottobre 2022. – di Gian Piero Sera

I frati discendenti di Domenico di Guzman, oramai Inquisitori, solevano presentare allo sventurato gli strumenti di tortura coi quali eventualmente seviziarlo nel caso di mancata subitanea confessione.

Allo stesso modo le due compagini in campo, sperando di spaventare l'avversario, non appena iniziata la contesa, squadernano convinte i loro principi di gioco che in questo malaugurato periodo di astrazione del calcio (mala tempora currunt), vertono su concetti geometrici.

Quello in comune alle due squadre è quello difensivo della "sottrazione dello spazio", con uscite rabbiose e fulminee sul giocatore avversario in possesso della palla, in un "uno contro uno" a tutto campo, nel tentativo di recuperarla più in fretta che si può.

Là dove le squadre divergono è nella proposta tattica nel momento in cui attaccano: La Lazio si affida alla costruzione di triangoli con il pallone che viaggia velocemente lungo i lati, avendo cura di crearli più corti possibile facendo correre la palla più velocemente possibile fino ad arrivare dentro la porta avversaria.

L'Atalanta invece cerca di allungare lo spazio da attaccare catapultando cinque giocatori in avanti a presidiare l'area avversaria, colpendo preferibilmente con la classica azione del "quinto su quinto", incubo dei difensori, dove l'esterno su un lato del campo cerca il proprio omologo verso il suo opposto, chissà perché sempre libero di colpire verso la porta avversaria.

Illustrati i principi tattici che reggono la tenzone, decifrarne l'andamento diventa evidente ed eloquente come un bel viso di fanciulla.

I biancocelesti per tutta la durata della partita riescono a costruire questi triangoli velocemente e con lati molto corti, rendendo vana la sottrazione dello spazio da parte della difesa dell'Atalanta, sempre in ritardo di almeno un tempo di gioco, concretizzando salomonicamente una rete per tempo.

I bergamaschi invece ripropongono cocciutamente la loro filosofia di gioco senza trovare quello spazio tanto agognato come la "Patria si bella e perduta" del Nabucco dell'amato Verdi.

Finisce così con il Te Deum per gli uomini di Sarri, che sembrano davvero aver digerito il suo gioco teoricissimo e matematico, che ricorda più i quadri di Kandinsky che le dolci Madonne di Raffaello, feroce astrazione più che voluttà concreta dei sensi.

(nella foto una fase di Atalanta-Lazio)

Atalanta - Lazio 0-2

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