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Trento, 20 novembre 2022. - di Gian Piero Sera

Il 18 novembre è stato degnamente ricordato l'anniversario della morte dell'immenso Marcel Proust.

Indugiando allora sulla dimensione del calcio perduto, affiorano ricordi e sensazioni legati alle edizioni passate dei mondiali di calcio, che vibrano ancora come se fossero cose vive...

1974: il vaffa rude di Chinaglia, il palo di Capello sul morir della partita con la Polonia che ci riaccompagna mesti e delusi a casa, lo scintillio accecante che accompagna il gioco della squadra d'Olanda che si perde sul più bello di fronte allo spirito d'acciaio dei tedeschi

1978: i lunghi capelli di Kempes, attorno ai quali si raccoglie la squadra d'Argentina per vincere la coppa sulla sciagurata Olanda orfana del suo genio Cruijff, l'Italia che inconsapevole va costruendo il miracolo vincente di Spagna 1982

1982: le pipe trionfanti di Bearzot e Pertini, i silenzi stampa dei nostri, rotti dal Dino nazionale con dei monosillabi, il Brasile spettacolare e perdente con cinque numero dieci in campo, il genio di Platini e le corse accecanti di Boniek

1986: la mano de Dios malandrina e guappa di Maradona e il suo gol del secolo nella medesima partita contro gli inglesi, la rincorsa folle e disperata del tedesco Briegel nei confronti dell'argentino Burruchaga che segna il goal decisivo della finale

1990: gli occhi invasati di Schillaci, eroe per caso di una squadra bella e sfortunata, inchiodata da una uscita folle del suo portiere, il Maradona furente e maledicente che sottolinea con parole di fuoco i fischi all'inno argentino nel catino dell'Olimpico nel giorno della finale con i tedeschi

1994: il goal dei nostri allo scadere del tempo contro la Nigeria che ci tiene in vita per i supplementari, le lacrime di Baresi e il codino a mezz'asta di Baggio dopo gli errori fatali dagli undici metri in finale contro il Brasile

1998: le President Chirac con la maglietta da calcio della Francia indossata per la finale contro il Brasile, vinta prima di giocare con i brasiliani sconvolti dall'aver visto il loro eroe Ronaldo come morto per un malore poche ore prima della partita

2002: l'acconciatura impossibile di Ronaldo che decide la finale contro i tedeschi, il leggendario arbitro Moreno che giustizia l'Italia contro i coreani, padroni di casa accompagnati in carrozza fino alla semifinale contro i tedeschi

2006: la testata furibonda di Zidane all'intemperante Materazzi, che disequilibria una finale tesisssima tra italiani e francesi, con la Coppa che finisce tra le mani del condottiero Lippi, felice con il toscano acceso tra le dita

2010: la Waka Waka della burrosa biondissima Shakira, il bacio appassionato di Casillas alla giornalista Carbonero dopo il trionfo degli spagnoli sui sempre perdenti olandesi

2014: il Mineirazo, catastrofe subita dai baldanzosi brasiliani padroni di casa, umiliati dai tremendi tedeschi per 7-1, poi campioni del mondo contro gli argentini di uno spento Messi

2018: l'esultanza giovanilistica e impetuosa del presidente de la République Macron, specchio dell'esuberanza in campo del fenomeno diciannovenne Mbappè, che sembra promettere trofei a ripetizione per la dolce terra di Francia

(nella foto Roberto Baggio con la maglia della Nazionale)

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