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Zoff, il monumento

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Trento, 23 novembre 2022. - di Gian Piero Sera

Pensando al Dino nazionale, istintivamente ci si toglie quasi il cappello, come dinanzi ad un Padre della Patria.

Percorre infinito tra i pali tre decadi di calcio col suo stile scarno ed asciutto, dove ogni gesto è calcolato in funzione dei possibili effetti sul campo.

Lo si vede guidare la difesa con un vigore che si fa sempre più paternalistico, dall'alto di una carriera che sembra eterna.

Cementa col suo sguardo severo una difesa d'acciaio, quella bianconera che poi, identica, si dipinge d'azzurro, mantenendo la porta inviolata per lunghissimi infiniti minuti, sia in campionato che in nazionale.

Quel leggendario pacchetto difensivo diventa inespugnabile per qualsiasi artiglieria nemica, ricordando le muraglie arcigne e imprendibili delle fortezze medievali.

Come detto al bianconero associa l'azzurro patrio, diventandone uno degli eroi più amati e rispettati di sempre, entrando di prepotenza nell'immaginario collettivo di un popolo intero con le sue mani che portano verso il cielo una Coppa tanto insperata quanto meritata.

P.S
Pour mon cousin Bernard

(nella foto Dino Zoff ai Mondiali di Spagna 1982)

Zoff, il monumento

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