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Serbia - Svizzera 2-3

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Trento, 3 dicembre 2022. - di Gian Piero Sera

In una lettera di Napoleone Bonaparte al Principe Eugenio di Beauharnais, le Petit Caporal affermava che "Le grandi battaglie si vincono con l'artiglieria".

Allo stesso modo, il tecnico serbo Dragan Stojković, meravigliosa mezz'ala della Stella Rossa e dell'Olimpique Marseille campione d'Europa nel 1993, decide di giocarsi le sue chanche nel match spareggio contro gli svizzeri piazzando tutta l'artiglieria pesante a sua disposizione, in un fantasmagorico 3-4-1-2 con soli tre difensori abbandonati fiduciosamente al loro destino.

La Svizzera, furbescamente, si acquartiera sorniona con un classico 4-3-3, dove spiccano il cervello di centrocampo Xhaka, abile nel dettare i ritmi di gioco come un capo-ciurma di una nave romana con il suo portisculus, il folletto d'attacco Shaqiri accompagnato dal solido e tecnico Embolo, capace da solo di fare reparto.

La partita inizia senza nessuna fase di studio e subito la Svizzera individua voragini nell'improvvisata fase difensiva dei serbi, passando subito in vantaggio con Shaqiri che trafigge il mastodontico Milenkovic con una rasoiata di sinistro dopo una eccellente incursione sul fianco destro del terzino Rodriguez.

Subito il goal, la squadra serba riesce ad alzare i ritmi soprattutto sulla fascia sinistra grazie all'indemoniato Kostic, costante spina nel fianco della difesa elvetica, assestando un uno-due micidiale con le sue due punte Mitrovic e Vlahovic, portandosi così in vantaggio tra il tripudio delle propria gente assiepata sugli spalti.
A sorpasso ottenuto, gli slavi non si piegano verso un atteggiamento tattico più prudente: sul morire della prima parte di gioco subiscono il pareggio grazie ad una imbeccata dalla sinistra di Widmer raccolta sul fronte opposto dall'intelligente Embolo che da due passi insacca senza problema alcuno.

Iniziato appena il secondo tempo, la Svizzera segna il goal dela vittoria al termine di un triangolo in area concluso dal centrocampista tutto polmoni Freuler, con gli uomini slavi disposti nella famigerata difesa "a presepe", cioè fermi ed immobili come stauette di terracotta natalizie.

Non potendo più variare il proprio piano di gioco per renderlo più spregiudicato e sperare di ribaltare il punteggio, il disperato tecnico serbo dà il via ad un turbinio scriteriato e quasi comico di sostituzioni, rendendo la sua squadra paradossalmente più quadrata e geometrica e quindi meno pericolosa.

Tutto finisce con accenni di rissa sparsi fra campo e panchine, con promesse di regolamenti di conti negli spogliatoi come negli amati polverosi campi di periferia, per fortuna non mantenute e sciolte poi in abbracci e pacche sulle spalle.

La Serbia, con la sua eliminazione, conferma così il suo triste destino di promessa che evapora al momento di compiersi, come quei dolci sogni da cui ci si desta delusi ed increduli proprio sul più bello.

Serbia - Svizzera 2-3

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