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Olanda - Argentina 2-2 (5-6 d.c.r)

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Trento, 13 dicembre 2022. - di Gian Piero Sera

Massimiliano Allegri detto "acciughina", non si sa se per amore della battuta o per reale convincimento, valutò in un cinque per cento il peso che un allenatore ha sulla prestazione della propria squadra.

Quanto è avvenuto nel quarto di finale fra Olanda e Argentina mostra invece quanto possano essere determinanti teoria e prassi di chi guida gli undici in campo da una panchina.

Il tecnico della Albiceleste Scaloni decide di tagliare un vestito su misura per il suo genietto Messi, con un abbottonato 3-5-2, dove i movimenti di tutti avvengono in funzione del "primum movens" con la maglia numero 10: in mezzo al centrocampo viene piazzato "El Musico" Hernandez a dirigere l'orchestra, con accanto le due mezze ali De Paul e Mac Allister a supporto, mentre in attacco il giovin Alvarez fa da controcanto alla Pulga.

Il santone orange Van Gaal sceglie invece un articolato 3-4-1-2, pensato per esaltare il suo giocatore migliore, l'elegantissimo Gakpo, sul taccuino delle grandi di tutta Europa: in difesa piazza il colosso Van Dijk, in mezzo due centrocampisti di cui uno di lotta, De Roon e uno di governo, De Jong, con due frecce ai lati e davanti Depay e Bergwijn ad aprire gli spazi per il gioiellino del PSV.

La partita viaggia fin dall'inizio su ritmi blandi, con le squadre per nulla pericolose, intente meticolosamente ad elidersi a vicenda, quando con una magia, Lionel Messi apre un cunicolo spaziotemporale all'esterno Molina che quasi incredulo piazza il pallone nell'angolino della porta olandese.

Gli orange continuano a masticare un calcio impotente, fatto di uno sterile possesso palla, dovuto ad una mancanza di giocatori capaci di scardinare l'attrezzata difesa albiceleste, che non avevano altro compito se non quello di neutralizzare la punta di diamante Gapko, questa volta inconcludente.

Si arriva quindi quasi logicamente al goal del due a zero realizzato dal solito Messi su rigore, concesso per un fallo sciocco dell'inutile Dumfries su Acuna.
A questo punto, sulla soglia dell'abisso, il settantenne tecnico olandese si ricorda di un dato antropometrico che riguarda il popolo olandese: è quello con l'altezza media più alta del mondo.

Butta dentro quindi, a poco più di dieci minuti dalla fine, l'armadio a sei ante Weghorst per lo spento Depay, piazzando quindi un altro campo di calcio sopra la testa dei piccoli difensori argentini.

Cominciano allora a piovere incessantemente palloni su palloni nell'area albiceleste, dove gli undici argentini, sovrastati fisicamente, prima concedono al gigante Weghorst un goal di testa e poi provocano un calcio di punizione realizzato sul gong con uno schema avveniristico sempre dall'attaccante olandese, autore di una splendida doppietta.
I tempi supplementari scorrono inutili per venticinque minuti nel terrore reciproco di subire il goal che avrebbe certificato la condanna definitiva, fino agli assurdi cinque minuti finali, dove le due squadre provano, con vertiginosi capovolgimenti di fronte, a prevalere in extremis una sull'altra.

La roulette dei rigori infine premia il portiere argentino, capace con due balzi felini di neutralizzare due tentativi olandesi, regalando quindi la sospirata qualificazione ai sessantamila tifosi delle Selection albiceleste.

Finisce tra rappresaglie assortite, gesti di scherno e promesse cattive di vendetta nel buio del tunnel verso gli spogliatoi, che suonano tuttavia solo come un tentativo estremo di far durare qualcosa che nessuno vuole che finisca: per rendere infinita la gioia gli argentini, per allontanare una delusione inconsolabile gli olandesi.

Olanda - Argentina 2-2 (5-6 d.c.r)

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