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Lazio - Milan 4-0

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Trento, 25 gennaio 2023. - di Gian Piero Sera

Nel capolavoro di Respighi, "I pini della via Appia", come commento alle vibranti note del compositore emiliano, si legge: "squillano le buccine ed un esercito consolare irrompe, nel fulgore del nuovo sole, verso la via Sacra, per ascendere al trionfo del Campidoglio".

Sono le parole giuste per omaggiare la robusta e sonora vittoria della squadra capitolina opposta ai campioni d'Italia del Milan, in uno stadio Olimpico brulicante di tifosi infreddoliti delle due squadre (partita giocata ieri sera).

La Lazio si dispone in campo nell'ortodosso 4-3-3 sarriano, con il metronomo "enfant du pays" Cataldi supportato ai due lati dal "Sergente" Milinkovic-Savic e dall'estroso Luis Alberto, con il "falso nueve" Felipe Anderson maramaldeggiante in attacco insieme all'astuto Pedro e alla freccia imprendibile Zaccagni, autore di una prova superlativa.

Il Milan, ultimamente sempre perdente, tenta di rifugiarsi nelle certezze del passato con il suo 4-2-3-1 che prevede due "cervelli" a centrocampo, Bennacer e Tonali, in appoggio alla batteria di mezzepunte Leao, Diaz e Messias, con la montagna Giroud a fare da centroboa in attacco.

Sarri, direttore d'orchestra della squadra laziale, propone un inizio di gara impostato su una partitura che vede come tempo il "prestissimo" e una indicazione dinamica improntata al "fortissimo" che travolge la fragile postura emotiva della squadra milanista: arriva così al quarto minuto la rete dei biancocelesti, al termine di una arrembante discesa sulla sinistra di Zaccagni conclusa a rete con un sinistro chirurgico dalla meravigliosa mezz'ala Miulinkovic-Savic.

Il resto del primo tempo vede la squadra laziale impetuosa come un fiume giovane di montagna, con manovre spumeggianti e fresche come coppe di champagne, frutto di inebrianti triangolazioni di prima che lanciano le frecce d'attacco costantemente con un tempo di gioco in anticipo rispetto ai tristi ed immalinconiti difensori milanisti, perennemente in affanno.

Si arriva così al trentottesimo, quando una discesa dell'ottimo terzino Marusic fa carambolare la palla sul palo per essere ribadita in rete dall'inesauribile Zaccagni per il due a zero.

La partita, in realtà mai in bilico, si chiude qui: il secondo tempo vede inizia con il velleitario tentativo della squadra rossonera di emergere dalle nebbie mentali in cui sembra precipitata.

In seguito si completa il trionfo laziale con le reti di Luis Alberto su rigore conquistato dal sempreverde Pedro e dalla marcatura di Felipe Anderson che chiude un ricamo di Luis Alberto sull'ennesima proiezione offensiva di Zaccagni.

La partita si chiude con i laziali giustamente osannati dal proprio popolo festante, mentre il Milan sembra assistere inerme alla sua trasformazione da principesca carrozza e volgare zucca da giardino, con Pioli che come Cenerentola vede trasformare il suo scintillante vestito da fiaba in straccio da sventurato ragazzo di campagna.

Lazio - Milan 4-0

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