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Italia "matada" dalle Furie Rosse. Secca sconfitta alla finale di Kiev

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Lacrime dopo la sconfitta. Spagna - Italia 4 - 0Trento, 2 luglio 2012. - di Claudio Taverna

Spagna batte Italia 4-0. Vittoria meritata quella della nazionale spagnola di calcio che, ieri sera a Kiev,  ha battuto la nazionale italiana. Speravamo, ci siamo illusi nella vittoria finale. Onore ai vincitori, agli iberici che  sono stati superiori in tutto: tecnica individuale, condizione atletica e convinzione nel successo.  Ecco gli ingredienti della grande vittoria spagnola. L'Italia, per contro, ha mostrato di essere molto stanca; è scesa in campo con giocatori logori sul piano fisico. Gli infortuni hanno messo fuori Chiellini e Thiago Motta, costringendo gli azzurri a giocare in dieci (i cambi erano già stati effettuati) per una buona mezzora del secondo tempo. Si spiega anche così il rotomdo successo degli spagnoli, che comunque è  strameritato.

Indubbiamente perdere per quattro a zero, giocare in dieci per buona parte del secondo tempo (con tre cambi a disposizione) vuol dire che nemmeno il ct  Cesare Prandelli è esente da errori. Poi,  non siamo nemmeno stati fortunati in alcune occasioni sotto rete (Di Natale) all'inizio della ripresa. Alle volte gli episodi negativi condizionano, al di là dei demeriti individuali e di squadra, le partite. Perdere un giocatore (Thiago Motta) dopo soli cinque minuti dal cambio è una vera disdetta. Ci domandiamo, però, se non sarebbe stato meglio far giocare Diamanti o Giovenco o Nocerino?

Tuttavia, l'accesso alla finale, dopo aver battuto la "corazzata" Germania ha riabilitato il calcio italiano a livello internazionale dopo la debacle ai mondiali del Sudafrica di due anni fa e fa ben sperare per il futuro, anche se i "guai" del nostro calcio non si risolvono con la partecipazione ad una finale.

Ultima considerazione, positiva, molto positiva. I giocatori scesi in campo, ma anche quelli che mai hanno giocato, si sono comportati con molta professionalità, hanno formato un bel gruppo e hanno dimostrato un grande attaccamento alla "maglia", dando tutto quello che avevano, comprese le lacrime. Per tutto questo,  li ringraziamo di cuore.

Claudio Taverna

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