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Stadi di proprietà e nuovo Friuli: il vantaggio di 'giocare in casa'

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Il pubblico del FriuliUdine, 12 luglio 2012. - Lo stadio di proprietà è la nuova (almeno, per l'Italia) frontiera del calcio. Più comfort per il pubblico, più ricavi per la Società, più lustro per il marchio. È questa la strada che vuole seguire l'Udinese, sulla scia della Juventus campione d'Italia non a caso nell'anno del nuovo stadio perché, e non è un luogo comune, lo Juventus Stadium è stato l'emblema di come il fattore campo possa esistere. I bianconeri di Torino son stati i primi a seguire questa gestione (sebbene tecnicamente il primo stadio di proprietà appartenga alla Reggiana) ma dopo anni e anni nei quali in Inghilterra e anche in Spagna il modello aveva preso piede.

Culla del calcio, l'Inghilterra è anche la prima ad aver sfruttato la popolarità di questo sport per attirare turismo, non solo verso i supporters inglesi ma anche dall'estero, grazie alla diffusione delle partite della Premier League in tutto il mondo. Ciò che da anni vediamo e ammiriamo con invidia da noi e che dobbiamo prendere ad esempio in Inghilterra funziona da molti anni, con le società che sfruttano al meglio il loro marchio e la loro storia, facendo del proprio stadio una vera e propria attrattiva per gli amanti del calcio.

Il fenomeno si è sviluppato sul finire degli anni '80 grazie ad una serie di riforme adottate dal governo dell'allora primo ministro del Regno Unito Margareth Thatcher a seguito dei gravi incidenti sfociati, come nel caso dell'Heysel nel 1985 o a Sheffield nel 1989, in tragedia. Proprio quest'ultimo caso, dove morirono novantasei persone schiacciate da una calca insostenibile, indusse il governo britannico a introdurre misure restrittive severe per debellare il fenomeno e rendere gli stadi sicuri. Ci fu un monitoraggio di tutti gli stadi e venne stilato un documento (denominato "Taylor Report", dal nome del parlamentare incaricato dicompilarlo) ai cui fare riferimento per mettere in sicurezza gli stadi. Fra le misure più importanti da ricordare l'obbligo di tutti i posti a sedere e numerati, norme antincendio, telecamere per il controllo dei tifosi, presenza di stewards per garantire l'ordine pubblico.

La riforma ha portato in breve tempo i suoi frutti, tanto che gli stadi sono diventati luoghi sicuri, in cui anche le famiglie possono trascorrere un pomeriggio. Negli ultimi 20 anni la presenza di donne è aumentata del 24%, mentre quella di bambini al di sotto dei 6 anni addirittura del 38%. Il numero di feriti a seguito di incidenti allo stadio è sceso

drasticamente. Gli impianti britannici, tutti di proprietà, sono soggetti a revisioni annuali. Il risultato, unito all'avvento delle televisioni che sono entrate in scena portando il calcio inglese nei cinque continenti, ha aumentato esponenzialmente l'appeal del Regno Unito, che è diventato meta turistica per molti appassionati calcistici, disposti a recarsi in terra d'Albione al solo scopo di assistere ad una partita dal vivo o a fare un vero e proprio tour degli stadi. I grandi club inglesi, prima degli altri, hanno deciso di realizzare il sogno di ogni tifoso: calpestare l'erba dello stadio dei propri beniamini, uscire dal tunnel che li porta dagli spogliatoi al campo, provare le stesse emozioni dei loro idoli. Il Liverpool, una delle squadre più gloriose al mondo con le sue 5 Coppe dei Campioni/Champions League, offre a chi

volesse entrare nel vivo di Anfield, un tour molto suggestivo: si passa per il tunnel d'ingresso al campo, si tocca la famosa placca con la scritta "This is Anfield" (questo è Anfield) e si ascolta lo storico inno You'll never walk alone, Non camminerete mai soli, mentre si transita verso la leggendaria Kop. Si passa poi al museo dove sono esposti gli innumerevoli trofei vinti dai reds. Ed ancora: giornali dell'epoca che narrano le gesta dei giocatori, gli spogliatoi dove Bill Shankly (storico manager del Liverpool) "caricava" i suoi ragazzi.Se si è affamati si può andare in uno dei ristoranti degli executive box della Centenary Stand e per fare acquisti c'è il super megastore. Da non perdere l'Hillsborough Memorial, il monumento ai tifosi del Liverpool morti a Sheffield nel 1989 prima della semifinale di coppa d'Inghilterra. Restando a Liverpool, ma spostandoci verso il Goodison Park, casa dell'Everton, addirittura ci si può sposare: è autorizzata infatti la cerimonia civile nella stanza dei trofei.

Uno dei teatri calcistici più suggestivi in assoluto è l'Old Trafford di Manchester. Nella tana dei Red Devils, oltre alla visita guidata allo stadio, alla hall of fame e agli spogliatoi c'è persino la possibilità di incontrare Rooney e compagni al Red Café. Molta è la scelta che può offrire Londra, che può vantare solamente nel massimo campionato 5 squadre e altrettanti stadi. A differenza della capitale, già meta di per sé di una grande massa di turismo, è in città come Liverpool e Manchester, considerate città industriali poco interessanti, che il calcio ha dato una spinta importante per l'afflusso di turisti stranieri, un veicolo che aiuta a scoprire come la città dei Beatles abbia anche altre attrattive, come numerosi musei gratuiti (ben otto) e il centro storico, considerato patrimonio Unesco. Manchester ha avuto la grande opportunità nel 2003, ospitando la finale di Champions League. In quell'occasione il mondo ha potuto accorgersi che oltre all'Old Trafford la città stava vivendo uno sviluppo delle attività commerciali che l'ha portata ad essere piena di vita e di negozi.

Insomma, il calcio e lo stadio di proprietà può essere visto anche come veicolo turistico nel quale non solo la Società d'appartenenza può beneficiarne, ma persino la città e la regione. Obiettivo da non sottovalutare per la città di Udine e per il Friuli Venezia-Giulia.

Udinese.it

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