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Esondazione del lago di Caldonazzo: accertate le cause degli eventi calamitosi

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Trento, 19 maggio 2015.Redazione*

Grazie all'iniziativa giudiziale patrocinata dallo studio legale Marchionni e associati. Si è definitivamente concluso con il deposito della relazione peritale finale il giudizio di accertamento tecnico preventivo promosso nei confronti della Provincia Autonoma di Trento per far accertare le cause degli anomali innalzamenti dei livelli del Lago di Caldonazzo che negli ultimi quindici anni hanno causato ingentissimi danni agli operatori turistici rivieraschi.

A seguito dell'ultimo straordinario evento calamitoso del maggio 2013 che, come molti ricorderanno, ha segnato la compromissione della stagione estiva già in corso rendendo inagibili per oltre tre mesi locali, spiagge e strade del lago, Confcommercio è intervenuta direttamente a tutela degli interessi dei propri associati, incaricando SLM - Studio Legale Marchionni & Associati, nelle persone degli avv.ti Fabrizio Marchionni e Selene Sontacchi, di procedere in via d'urgenza avanti al Tribunale di Trento.
L'accertamento ottenuto nel procedimento giudiziale, che ha individuato precise responsabilità per gli eventi dannosi, apre la strada alle azioni di risarcimento dei danni subiti dagli operatori turistici interessati.

La relazione dei CTU - un corposo documento di oltre 150 pagine - prende in esame la serie di dati ufficiali, forniti dalla stessa Provincia, relativi alle piene del Lago, alle precipitazioni ed all'evoluzione dell'antropizzazione (cioè gli insediamenti legati all'urbanizzazione delle rive) in un arco di tempo molto ampio. Secondo gli esperti, dal 1999 si sono verificati episodi di piena con una frequenza sempre maggiore rispetto agli anni precedenti. Ciò, secondo gli accertamenti condotti, non è ascrivibile né all'aumento delle precipitazioni, il cui andamento è risultato costante prima e dopo il 1999, né all'urbanizzazione dell'ambiente lacustre; «appare, invece, determinante - si legge in relazione - il ruolo della capacità di portata del canale emissario, che non risulta calibrato per fronteggiare efficacemente gli eventi più gravosi, senza produrre anomali innalzamenti dei livelli nel corpo idrico».

I CTU, quindi, puntano i riflettori sulla manutenzione del Brenta, emissario del lago di Caldonazzo. Una carente manutenzione, infatti, riduce la capacità di deflusso del canale, facendo sì, di conseguenza, che i fenomeni di piena siano più frequenti - sostanzialmente del doppio rispetto al periodo pre 1999 - e più lunghi. «Alla luce della documentazione tecnica prodotta - concludono i CTU - si può senz'altro affermare che non risulta adeguatamente dimostrata l'esecuzione sul primo tratto del fiume Brenta e nella zona di lago prospiciente l'incile del fiume stesso, di una efficiente attività di manutenzione da parte degli Enti preposti per il periodo che va dal 1977 al 2013».

Il dato, viene osservato in relazione, è che non vi è traccia di un programma di manutenzione ordinaria e straordinaria costante e specifico della Provincia Autonoma di Trento, e per lunghe annate risultano addirittura assenti interventi di manutenzione di qualunque tipo: non risultano esservi stati - spiega nello specifico la relazione - i periodici "dragaggi del fondo dell'alveo e dei tratti di curva per eliminare gli eventuali depositi alluvionali", né opere sistematiche dirette al periodico taglio della vegetazione («palustre ed infestante»), la cui presenza in prossimità dell'incile (ovvero dell'inizio) del Brenta ostacola il flusso della corrente, riducendone la portata.

E sul punto, sottolineano i CTU, non hanno particolare rilevanza al fine di accertare le responsabilità di quanto sino ad oggi successo le giustificazioni fornite dalla Provincia, vale a dire che ora sarebbero in corso i lavori per l'esecuzione di due progetti (già finanziati) per 2,5 milioni di euro. Tali progetti, secondo i CTU, potranno infatti migliorare nel tempo l'efficienza delle opere idrauliche ma «non hanno significato per il passato».

Ma c'è di più. In una situazione già critica, i CTU rilevano che durante gli ultimi lavori di sistemazione dell'alveo del fiume Brenta, non risultano essere state messe in campo misure di salvaguardia adeguate a garantire il regolare deflusso dell'acqua. Non è infatti stata del tutto rimossa la pista di cantiere, e la cosa ha comportato - secondo le simulazioni degli esperti - un ritardo di ben 100 giorni nell'abbassamento del livello dell'acqua del lago al di sotto della piena ordinaria. In più, il by-pass provvisorio, costituito da un sistema di idrovore, risulta essere stato posizionato in maniera non corretta, con conseguente capacità di scarico molto inferiore a quanto indicato dalla Provincia (2 m3/s): «Se effettivamente la portata naturale dell'emissario fosse stata incrementata nella misura corrispondente alla potenzialità delle pompe installate (2 m3/s), si sarebbero potuti contenere i livelli massimi raggiunti nel lago e ridurre i tempi di permanenza dei livelli stessi al di sopra della quota di piena ordinaria».

La relazione del collegio dei periti nominati dal Tribunale (costituito da esperti indiscussi e da un professore universitario di ingegneria idraulica) consente oggi di ascrivere con certezza alla pubblica amministrazione la responsabilità per quanto accaduto negli ultimi quindici anni, privando di fondatezza le posizioni sino ad oggi dalla stessa assunte (anche nel corso del giudizio appena conclusosi). In forza delle chiare statuizioni contenute nella relazione dei periti del Tribunale, si apre ora la strada alle azioni di risarcimento da parte di tutti coloro che, nel corso degli ultimi cinque anni, hanno subito danni in conseguenza degli eventi di innalzamento anomalo dei livelli del lago. È infatti importante sottolineare che non solo gli imprenditori che hanno preso parte alla prima fase di accertamento tecnico preventivo possono attivare le azioni di risarcimento danni, bensì chiunque ne abbia interesse e titolo. Maggiori informazioni in proposito possono essere richieste a Confcommercio ovvero direttamente ad SLM - Studio Legale Marchionni & Associati (www.slm.tn.it) nelle persone degli avv.ti Fabrizio Marchionni e Selene Sontacchi, che hanno patrocinato la fase cautelare del giudizio.

Occorre da ultimo evidenziare che, in ragione delle oggettive responsabilità accertate dai periti nominati dal Tribunale, non può escludersi che l'ente pubblico si dichiari disponibile a valutare soluzioni transattive idonee ad evitare il contenzioso giudiziale. A tal fine saranno a breve attivate le procedure di mediazione e negoziazione previste dalla legge. È quindi opportuno che chi ha interesse ad ottenere il giusto risarcimento dei danni subiti aderisca subito a tali iniziative onde poterne beneficiare direttamente.

* comunicato ConfCommercio Trento

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