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Arco: Solidarietà a Ristorante MammaMia

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Interno del Ristorante MammaMia di ArcoArco, 2 giugno 2013. - di Claudio Civettini *

Innanzitutto, piena solidarietà a Tiziano Sessa e ai tutti i dipendenti del ristorante "MammaMia" di Prabi ad Arco e ripugnanza per il ruolo di "messia" che qualcuno vorrebbe impropriamente interpretare, circa la necessità di cambiare una legge che, insieme si vorrebbe giustificare. Legge,che in ogni caso trasforma i gestori dei locali, in "carabinieri" e che la paventata riforma,vorrebbe prevedere pene dirette al gestore - che nulla c'azzecca!! -, in alternativa a quelle commerciali che prevedono la chiusura del locale, con gravi danni e conseguenze, sia economiche, sia d'immagine.

Ma che centrano i gestori se bande di extracomunitari e stranieri, creano situazioni di tensioni, peraltro fuori dai locali? Quando si sono accoltellati in Piazza Dante a Trento, fuori dal palazzo della politica, è stata chiusa la Regione per caso? E se la rissa avviene sulla strada fuori da un negozio di abbigliamento o giornalaio, si chiudono i negozi per la colpa di esserci?

E per i ristoranti dove, fuori, in strada, non succede nulla,ci sono premi,sconti o sgravi fiscali?

Incongruenze palesi, che mirano più all'esemplarità delle pene, che non reprimono assolutamente i reati, colpevolizzando una categoria che vorrebbe fare pizze, birra e bistecche, ma non certo assurgere al ruolo di Forze dell'ordine o di magistrato o questore.

Diciamo che la via più semplice, di una deficienza e impunità totale sui controlli degli stranieri presenti anche in Trentino, è far pagare ai gestori dei locali,le pene che dovrebbero essere fatte pagare a chi fa i "casini" o omette, non per colpa,ma per impossibilità di conseguenze vere, controlli serrati, facilitando implicitamente la clandestinità ,con controlli che, evidentemente, si dimostrano inadeguati.

Controlli, che dovrebbero essere quotidiani,sulla schiera di nullafacenti extra e neo comunitari, che con giacchine firmate, cellulari ultimo grido e disponibilità economiche spesso non rintracciabili nelle loro origini, vivono spesso sopra le righe, magari in appartamenti pubblici, a fronte di quella solidarietà ideologizzata, che si trasforma in scelta politica.

Non leggi speciali, né ricorso a situazioni punitive per gli esercenti che investono i loro guadagni e futuro, in attività commerciali per sopravvivere, ma severità nei controlli,nelle espulsioni, nella lotta alla clandestinità, mettendo chiunque viva regolarmente in Trentino, di essere complice della legalità e non della illegalità diffusa, che trova braccia e delinquenza, nell'irregolarità delle presenze, con la complicità di chi le copre,le sfrutta e le usa.

Altro che chiusura dei locali!! Espulsioni serie, visto, che nel caso specifico, come dice la cronaca, "le persone venute alle mani sono due gruppi di stranieri extracomunitari, Albanesi da una parte e Marocchini dall'altra" e il locale MammaMia, semmai, è sicuramente un danneggiato!

 

* Consigliere provinciale Lega Nord Trentino

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