A Tres per parlare dell'arrivo dei «clandestini legalizzati»

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TRES1 29052017Secondo Cinformi «chi non ha lo "status" di profugo non resta in Val di Non, va in fondo valle per nascodersi...., quindi nessuna preoccupazione»

Cles, 30 maggio 2017. Redazione

Si è svolta, ieri sera, a Tres l'annunciata serata di "informazione" sull'arrivo di una decina di ..... (non si sa più come chiamarli) migranti, clandestini legalizzati, irregolari, richiedenti asilo.....

Molta gente, in sala, compreso il sindaco Forno,ad ascoltare la "relazione" del rappresentante di Cinformi, "braccio" operativo della Provincia nel campo dell'"assistenza" di quelli che per noi sono semplicemente "clandestini legalizzati" (clandestino è parola cancellata dal linguaggio della comunicazione ufficiale, che si rinviene "confinata" nel vocabolario e vuol dire "colui che entra nel territorio dello Stato di nascosto delle autorità e senza autorizzazione"; ma il Governo li va a prendere con le navi della Marina Militare o in appalto con le navi delle ong, la definizione più consona è che sono "clandestini legalizzati")

Secondo, il rappresentante di Cinformi i "clandestini legalizzati" in Trentino sono circa 1.600, di cui solo 100 hanno frequentato percorsi lavorativi (corsi), ma sono rarissimi quelli che lavorano.

Ad una precisa domanda circa la loro provenienza, il rappresentante di Cinformi ha risposto genericamente "africani", mentre non ha mancato di sottolineare che i reati sono commessi da trentini e non dai profughi.

Quanto meno ameno il modo di tranquillizzare i presenti: non è il caso di preoccuparsi - ha aggiunto - perché chi non ha lo "status" di richiedente asilo, si nasconde e non resta in Val di Non, ma va in fondo valle (a Trento, in piazza Dante o a delinquere altrove), dimostrando, con questa «uscita» una grande civica sensibilità!!!!

In sala è stata notata una rappresentanza della Lega Nord.

Conclusione. La serata, benché in un clima teso, si è svolta in modo ordinato, anche per la preziosa presenza dei Carabinieri.

A Tres per parlare dell'arrivo dei «clandestini legalizzati»