Altoatesino bloccato a La Paz in Bolivia con la delegazione umanitaria di Moto for Peace

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Sollecitato Di Maio per sbloccare il rientro

Bolzano, 26 marzo 2020. - di Alessandro Urzì*

Anche un altoatesino, Marco Veronese, è bloccato a La Paz in Bolivia come componente della missione Moto for Peace, di cui è segretario, una spedizione umanitaria che ha per obiettivo il lavoro dei missionari cattolici in Sudamerica documentando il loro impegno e sostenendoli attraverso una raccolta fondi organizzata in Italia.

Gli appartenenti di "Moto for Peace Onlus" sono appartenenti al corpo della Polizia di Stato, Carabinieri e corpi di polizia internazionale.

Dal Cile attraverso l'Argentina, il Paraguay la Bolivia la missione si è svolta regolarmente lungo un percorso che ha fatto tappa presso diverse comunità religiose e realtà bisognose di aiuti, sino a quando non si è sviluppata la pandemia e le porte del Perù (che era l'ultima tappa) sono state chiuse alla delegazione composta da italiani.

Ora sono ospitati in un seminario di La Paz ma la situazione anche dal punto di vista della sicurezza si sta complicando essendo i componenti della missione costretti a scendere in strada per acquistare da mangiare e beni di sostentamento venendo però verbalmente aggrediti e additati come untori e possibile causa o rischio di diffusione del virus nel Paese, che a dire la verità non conta al momento ancora un numero drammatico di contagi come in Europa.

I contatti con la Farnesina sinora avrebbero prodotto risultati modesti con assicurazioni di carattere molto generale sulla possibilità di organizzazione di un volo per l'Europa (ad aeroporti chiusi) con successivo rientro in Italia a spese dei nostri concittadini. Nessuna notizia sulla possibilità di recupero anche dei mezzi usati per la missione che rimarrebbero in Bolivia (vedi foto).

Insomma una situazione grave di cui ho informato oggi le autorità ad ogni livello (interessando anche la nostra delegazione parlamentare per un contatto con l'Unità di crisi del Ministero per gli affari esteri) per verificare le strade utili a sbloccare questa incertezza ed offrire soluzioni chiare e praticabili per i nostri connazionali, anche per il recupero dei mezzi. Si tratta, come detto, di personale di polizia. Il diritto al rimpatrio evidentemente vale per tutti ma per chi veste una divisa questo diritto è tanto più urgente almeno su un piano morale di rispetto da parte del Paese verso i propri servitori.

*consigliere provinciale-regionale

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